(Cover) - IT Italian Stars - La scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983, continua a essere avvolta dal mistero.

Dopo oltre quarant'anni, emergono nuove rivelazioni che potrebbero riscrivere la storia del caso. Secondo l'ultima testimonianza raccolta, la ragazza sarebbe stata trasferita in un appartamento a Londra, vicino a un convento gestito dai frati scalabriniani, dove sarebbe rimasta segregata per anni. Un'ipotesi già ventilata in passato, ma che ora trova ulteriori conferme grazie al racconto di Giuseppe Dioguardi.

'Dioguardi non è un testimone qualsiasi', afferma Pietro Orlandi. 'È un ex maresciallo dell'Aeronautica, una persona affidabile, che ha rivelato un dettaglio inedito su un episodio avvenuto nell'agosto del 1983, due mesi dopo la scomparsa di Emanuela'.

All'epoca, Dioguardi lavorava nella segreteria del ministro della Difesa Giovanni Spadolini. Ricorda che un giorno, mentre si trovava in ufficio, il cardinale Silvano Piovanelli fece una richiesta insolita: ottenere un volo riservato in partenza da Ciampino. L'aereo avrebbe trasportato solo quattro persone, due uomini e due donne.

Ma c'è un altro dettaglio che rafforza il sospetto di un insabbiamento: 'Un generale a capo del Sismi, il cui ufficio era al piano di sopra, mi disse all'epoca: "Con questa storia della Orlandi, adesso ci chiedono anche i voli"', racconta Dioguardi. Il nome chiave sarebbe quello del generale Nino Lugaresi, responsabile di quel volo, ancora in vita e potenzialmente convocabile dalla procura. Se Emanuela era davvero a bordo di quell'aereo, la sua scomparsa non sarebbe più solo un mistero vaticano, ma coinvolgerebbe anche le istituzioni italiane.

Pietro Orlandi, ospite di 'Verissimo', ha raccontato la sua battaglia per la verità e ha risposto a chi gli ha chiesto se abbia paura a portare avanti queste rivelazioni: 'Se mi dovesse succedere qualcosa, allora vorrebbe dire che avevo ragione su tutto'. Da 42 anni cerca risposte su sua sorella, cresciuta in una delle poche famiglie residenti all'interno del Vaticano, dove il padre, Ercole Orlandi, lavorava come messo papale ai tempi di Giovanni Paolo II.

Un legame con il Vaticano che non è mai stato ripagato con la stessa vicinanza. 'Il Vaticano è parte della mia famiglia', sottolinea Orlandi. 'Mio padre e mio nonno sono nati lì. Ma ci hanno voltato le spalle. Mia madre, a 95 anni, vive ancora con questo dolore. Da quando è morto mio padre, nessuno tra le eminenze ha mai rivolto una parola a mia madre. Quando i miei genitori andavano a pregare nei giardini vaticani, i cardinali abbassavano la testa e si allontanavano'.

Ma il silenzio più assordante, per Orlandi, è quello di Papa Francesco. 'Ho chiesto molte volte di incontrarlo, ma non vuole riceverci. Incontra persone di ogni tipo, è stato ospite di programmi televisivi, ma mia madre vive a 200 metri da lui e non ha mai avuto una parola per lei'.

Il primo segnale della posizione di Bergoglio sul caso è arrivato subito dopo la sua elezione, nel 2013. Incontrando Pietro Orlandi nella Chiesa di Sant'Anna, il Papa gli disse: 'Emanuela sta in cielo', ripetendolo due volte, lasciando intendere che la ragazza fosse morta.

Ma Pietro Orlandi non si arrende a questa conclusione. 'Io non penso sia in cielo, è possibile che sia ancora viva. Può essere accaduto di tutto. Perché non chiama a casa? Mi chiedono. Certo, non la immagino a fare shopping in giro per il mondo. Era una bambina di 15 anni che viveva in un mondo chiuso, quello del Vaticano. Se è stata rinchiusa in un convento, immagino sia stata completamente manipolata'.

Per Orlandi, la verità è ancora custodita da poche persone. 'Anche se saranno solo cinque, in Vaticano ci sono ancora persone che sanno cosa è successo. E che non si curano del dolore di una donna di 95 anni che ancora aspetta sua figlia'.

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